Giovedě 13 dicembre 2018 | 21:13


 

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Energie Alternative

Si possono trovare molti modi per definire le "energie rinnovabili", dipende dall'interlocutore con il quale ci si trova ad argomentare. Per stabilire subito un linguaggio comune, definiamo energie rinnovabili tutte quelle che derivano da fonti che possano essere considerate (*relativamente, in verità) inesauribili. Il loro sfruttamento non fa diminuire la loro entità in quanto si rinnovano continuamente. Si è soliti suddividere le energie rinnovabili in: energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica, da biomassa, energia marina…anche se a pensarci bene è dalla prima, proprio dal Sole, che derivano tutte le altre. Una importante caratteristica delle fonti rinnovabili è che esse presentano impatto ambientale trascurabile, per quanto riguarda il rilascio di inquinanti nell'aria e nell'acqua; inoltre l'impegno di territorio, anche se vasto, è temporaneo e non provoca nè effetti irreversibili, nè richiede costosi processi di ripristino.

Spesso si usano indistintamente i termini Energie alternative o rinnovabili. Ma cosa significa energie alternative? Abbiamo citato tra le energie rinnovabili l'energia idroelettrica, si usa diffusamente da sempre; possiamo dunque chiamarla indifferentemente alternativa? Anche in questo caso è meglio precisare e lo facciamo con un esempio. Consideriamo per semplicità il solo settore idroelettrico. La politica di sfruttamento è tuttora (nonostante alcuni piccoli progressi) basata su una gestione centralizzata di enormi e complessi impianti. Gli sprechi sono ingenti e la sensibilità ecologica non è certo al top della lista delle priorità. I piccoli impianti, oltre a presentare un impatto notevolmente inferiore, possono essere gestiti "a misura d'uomo", possono essere distribuiti e gestiti in piccole comunità mirando ad un'interazione con l'ambiente e non ad una sua modifica. L'energia idroelettrica che è sempre stata e sarà rinnovabile diventa in questo senso anche "alternativa". Insomma l'energia può definirsi "alternativa" dal punto di vista culturale, un approccio che ancora manca nella realtà italiana.

Protocollo di Kyoto. L'egemonia del petrolio è un potenziale fattore di crisi. La Comunità Europea finanzia ed incentiva ora con programmi specifici l'utilizzo delle energie rinnovabili e lo sviluppo delle tecnologie per il loro sfruttamento. Nonostante il gran parlare, nel campo delle energie rinnovabili c'è in realtà ben poco di nuovo. Più che di scoprire si tratta di riscoprire e sviluppare ciò che già da tempo è stato inventato e rimasto trascurato e cristallizzato durante gli anni del petrolio facile.

Oggi le fonti rinnovabili rappresentano circa il 20% nelle statistiche delle fonti di energia mondiali, con una netta prevalenza di biomasse (quasi il 14%) e idraulica (il 6%). Va accennato che il contributo del solare per il riscaldamento e l'essiccamento e di molte biomasse, soprattutto nel Terzo Mondo, non viene in genere contabilizzato, in quanto difficilmente valutabile al di fuori dei normali circuiti commerciali. Nella Comunità Europea le energie rinnovabili contribuiscono per il 5,4% (circa 43 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all'anno) alla copertura dei bisogni di energia primaria; le previsioni per i prossimi anni prevedono il raddoppio di tale contributo, ciò è grave; il 12,4% per il 2008, grazie soprattutto al solare termico e fotovoltaico, alle biomasse, ai biocarburanti, alla valorizzazione dei rifiuti urbani, all'energia eolica e alla minidraulica.

La possibilità di sfruttare diverse fonti rinnovabili è oramai dimostrata. La produzione di energia da fonti rinnovabili presuppone dei costi che non sono concorrenziali nel breve periodo rispetto all'utilizzo dei combustibili tradizionali. La scarsa diffusione delle opportunità esistenti per accedere a fondi comunitari non fanno decollare il settore del rinnovabile in Italia.

Praticamente tutti dal punto di vista ecologico. Le PMI e anche i privati producendo e vendendo l'energia erogata da piccoli e grandi impianti.

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